Vittorio Feltri: Il Calvario di Enzo Tortora, ripubblicato nel 2006 su Libero

Calvario di Enzo Tortora
Vittorio Feltri – Libero – 19-05-06

 

A diciotto anni dalla morte di Enzo Tortora, ripubblichiamo un articolo di Vittorio Feltri comparso nel 1985
sulla Domenica del Corriere nel quale si ricostruisce la tribolata vicenda giudiziaria del noto presentatore,
condannato in primo grado a 10 anni di reclusione per camorra. A incastrarlo furono i pentiti che non
agirono “gratis”. Un clamoroso episodio che rivelò i limiti di una legge (sul pentitismo) e di chi fu
chiamato ad applicarla. (Libero- 19-05-06)

Ho seguito soltanto la parte finale del processo a Enzo Tortora, ma mi è bastata. Dal 15 luglio al
17 settembre, esclusa la parentesi agostana, che il tribunale di Napoli ha dedicato alle vacanze, non
ho perso un’udienza. Breve premessa: quando il direttore del mio giornale, che è il Corriere della Sera mi
notificò la decisione di inviarmi a Napoli non avevo alcuna idea se il papà di Portobello avesse più o meno
combinato ciò che la Procura partenopea gli addebitava. E, francamente poco mi importava.
Conoscevo Tortora, l’avevo incontrato due o tre volte: ma non si può certo affermare che la nostra
fosse un amicizia. E, se devo essere sincero, mi era piu antipatico che simpatico: trovavo odiosi i suoi
toni affettati, certi atteggiamenti melliflui, il perbenismo ossessivo.
Della vicenda giudiziaria due cose mi avevano colpito. E insospettito. Il fatto che il cosiddetto blitz, che
aveva portato in galera lui e altri ottocento e passa imputati, fosse avvenuto una settimana prima delle
votazioni politiche; e che gli agenti, pur di far riprendere Tortora dalle telecamere, con tanto di manette e
di scorta, gli occhi smarriti e il volto pallido, lo avessero tenuto in questura sei o sette ore, in attesa della
luminosità adatta alla massima resa delle immagini da mandare in onda.
All’inizio Tortora, a manette ancora calde, aveva proclamato piena fiducia alle toghe, sostenendo che,
prima o poi, avrebbero riconosciuto la sua innocenza; quindi, aveva giurato che mai avrebbe chiesto
la liberta provvisoria e sarebbe uscito di galera esclusivamente per proscioglimento. La sua condotta, alla
prova dei fatti, aveva invece smentito le intenzioni: non solo si era quasi subito scagliato contro gli
inquirenti, accusandoli di irriducibile pervicacia nel perseguitarlo; ma si era affrettato a supplicarli di
concedergli la scarcerazione e in subordine, gli arresti domiciliari; infine, aveva accettato la candidatura a
eurodeputato nelle liste radicali, abbandonando, con un poderoso salto della quaglia, il partito liberale.
A Napoli sono così arrivato con la certezza di avere a che fare, se non con un camorrista e uno
spacciatore di droga, almeno con un uomo che ignorava la coerenza. E ho cominciato a esaminare le
carte processuali con diffidenza. Ma benché non trascurassi neanche una virgola della intricata storia, non
riuscivo a capire quali fossero concretamente gli elementi contro di lui: c’erano le dichiarazioni dei pentiti,
d’accordo, ma nulla di più.
Il primo a vuotare il sacco è stato Giovanni Pandico. Era il 28 marzo 1983. Racconta l’attività della
camorra, fa nomi e cognomi di assassini vari ma, per il momento, quello di Tortora rimane nell’ombra.
Due giorni dopo fornisce un elenco degli appartenenti alla Nco (Nuova camorra organizzata). Al
sessantesimo posto ci ha infilato Enzo. I giudici gli domandano: perché così in basso in classifica?
Risposta: perché è uno che vale niente, una comparsa. Pià tardi, aggiunge che il presentatore doveva
essere ucciso. Motivo, non aveva saldato un debito di 50 milioni per forniture di cocaina. La condanna a
morte era stata decretata dallo stesso Cutolo, che aveva incaricato Pandico dell’esecuzione. E lui,che è in
galera, si affida a un tale con cui divide la cella, promettendogli un tanto in cambio del lavoretto. E,
per agevolarlo, gli impartisce lezioni di decapitazione, prendendo dei conigli come cavie. Ma il progetto
non va in porto.
Traseorre una settimana o poco più, ed ecco un secondo pentito. E’ Pasquale Barra, diciassette omicidi
all’attivo. Il quale conferma: sì, Tortora è un camorrista. Come fa a saperlo? Glielo ha scritto in
una lettera Nadia Marzano, la quale smentisce, ma non importa. Perché non importa? La
Marzano, secondo i colpevolisti, tace perché è gia stata picchiata e teme di essere uccisa. Da chi? Dagli
amici di Tortora.
Comunque, si cerca la lettera nella quale la Marzano confida al pluriomicida l’affiliazione del teledivo alla
Nco in una cerimonia che si sarebbe svolta a Milano nel 1979, in casa della donna, alla presenza di
Turatello e di Cutolo. Si cerca ma non si trova. Cioè, ci sono delle lettere, ma non quella. E allora? Niente,
la testimonianza di Barra viene lo stesso considerata buona perché è avvenuta spontaneamente e non
poteva essere stata concordata con Pandico, perché i due erano i prigioni diverse e, quindi, senza contatti
che non fossero controllabili. La legge è chiara: se almeno tre deposizioni coincidono e non sono il frutto
di una macchinazione, costituiscono prova.
Ma dov’è la terza, se finora hanno parlato solamente Pandico e Barra? La terza arriva presto: è quella di
Pasquale Sanfilippo. Tecnicamcnte,Tortora è spacciato. C’è poco da fare, la legge è legge. La quale, però,
precisa che le disposizioni debbano avere i crismi dell’attendibilità, che, se vogliamo, è una qualità
generica. E suscettibile di contestazioni.
I magistrati di Napoli dicono: i tre accusatori saranno mascalzoni, ex killer, ex rapinatori e quant’altro di
peggio, ma, nel momento in cui chiamano il presentatore in correità, sono credibili, dato che loro
stessi debbono rispondere del reato. E non esiste che uno, per il gusto di inguaiare un altro, inguai se
medesimo.
Rispondono i difensori: non è vero, perché Pandico, Barra e Sanfilippo non hanno “cantato” gratis. Ossia,
è vero che, accusando Tortora, hanno accusato se stessi, e quindi apparentemente sono andati contro
il loro interesse; ma è anche assodato che, dopo le confessioni sono stati tolti dal mucchio dei carcerati
comuni e custoditi con riguardo.
Obiezione: ma come mai i tre, ai quali poi se ne sono aggiunti altri, hanno fatto proprio il nome di
Tortora? Non bastava loro di aver coinvolto nell’inchiesta centinaia di manovali e cervelli della Nco? No,
non bastava, perché è stato accertato che tutta la faccenda è diventata importante solo dopo che
nel famoso elenco di Pandico è stato identificato il presentatore. Inoltre: chiunque abbia partecipato al
coro contro l’anfitrione di Portobello è stato immediatamente collocato in una posizione di privilegio.
Ma attenzione: abbiamo poc‘anzi accennato alla legge che prevede tre testimonianze incrociate come
prova, in base alla quale Tortora è inchiodato. Osserva la difesa pur essendo incontestabile che i pentiti
erano finiti in prigioni diverse, era poi così difficile che comunicassero tra loro, visto che avevano i telefoni
a disposizione e, in certi casi, contavano sui magistrati per scambiarsi informazioni? E che dire di
radiocarcere, ossia di quel misterioso meccanismo che permette ai detenuti di tenere stretti contatti? E
che dire dei giornali che, in assenza di un segreto istruttorio serio, pubblicavano notizie su notizie,
consentendo a qualsiasi cittadino compresi quelli in cella, di essere a conoscenza di ogni
sviluppo dell’affare Tortora?
Al lettore sorgerà, com’era sorto a noi, un quesito: va bene, i pentiti mentono perché è conveniente, e
abbiamo visto quali sono i vantaggi; ma alla magistrature che cosa viene in tasca se il presentatore
anziché in Tv finisce in cella? Per comprendere la messa in moto dell’infernale macchina bisogna
risalire alle origini. A quando, cioè, Pandico, tra mille verita e mille bugie, fa il nome diTortora. Nessuno,
inizialmente, ci vuol credere. Ma ecco che il pentito, che ha una niente fervida e capace di reggere i fili di
qualsiasi romanzo per quanto complicato, svela una serie di particolari verosimili che,
indubbiamente, insospettiscono.
Per ovvi motivi, che vanno dalla fretta alle difficoltà burocratiche, i rappresentanti della Procura
napoletana, di fronte al castello delle delazioni, non svolgono alcuna verifica: nè
intercettazioni telefoniche, né pedinamenti, né sopralluoghi, nè ispezioni bancarie. Eppure, questi passi
avrebbero permesso di scoprire se effettivamente Tortora aveva un giro illecito.
In ogni caso, gli inquirenti si astengono da ogni tipo di controllo, e la spiegazione non può essere nella
mancanza di professionalità, ma nella convinzione che i pentiti dicessero la verità. Sicchè spiccano gli
ordini di cattura, 856, tra cui quello di Tortora, grazie al quale l’operazione, di per sé
mediamente importante, assume, con la carica pubblicitaria del grosso nome, la potenza di una
bomba atomica.
Più tardi, nella fase istruttoria, quando però non c’è italiano che non s’interroghi sul ruolo del
presentatore, prende il la la caccia ai riscontri obbiettivi. Si tratta, in altre parole, di raccogliere quegli
elementi che la legge pretende perché il processo non si celebri sulle chiacchiere dei delatori, ma su
delle prove. Sembra una faccenduola di ordinaria amministrazione. Ma non è così.
Piu si scava, più il vuoto si allarga. Emerge un’agendina appartenuta a un camorrista, vi si trova il
numero di un Tortora, e i pentiti gridano alla prova. Ma il telefono non è quello di Enzo bensì di un
omonimo. Intanto il codazzo dei delatori si allunga, ognuno che si intruppa ottiene il premio: protezione
in galera e altri benefici.
L’ultimo della processione è Gianni Melluso, insufflato da Barra e da Villa. Quelli della procura gli dicono:
a questo ufficio risulta che lei ha fornito droga a Tortora. Risposta: io? Manco per sogno. Poi ci
ripensa: sì, gliene ho venduta. E anche Melluso viene coperto di ”regali”carcere sicuro, incontri galanti in
questura con la ragazza che, un anno dopo, diverrà sua moglie, promesse di espatrio per sé e la famiglia.
Gli inquirenti si tranquillizzano. Avevano temuto di trovarsi con un pugno di mosche; e ora invece hanno
una troupe di galeotti che, “spontaneamente” s’intende, sparano sull’imputato numero uno. La loro faccia
è salva. E poco male che Melluso sia scopertamente mentitore: non sa dove consegnò i pacchi di cocaina,
confonde Legnano con Melegnano, piazzale Loreto con piazzale Corvetto riferisce di un ineontro tra lui,
Tortora, Pazienza, Calvi. Ormai, balla piu, balla meno, la pizza napoletana è sfornata.
Ultima considerazione: se l’impianto accusatorio è così debole, come mai la magistratura l’ha sostenuto
fino in fondo, a rischio di un crollo al primo soffio? Il problema è diverso, almeno secondo i
difensori. Dall’Ora, in particolare, dice che tra Procura e pentiti si è formata una alleanza, una sorta
di osmosi: gli uni che volevano distruggere la camorra a tutti i costi; gli altri che, intravista la pacchia
delle agevolazioni, li hanno assecondati in pieno, dando loro in omaggio anche il grosso nome che, in
teoria ma anche in pratica, avrebbe garantito il clamore indispensabile alla storia per non decantarsi nelle
pagine interne dei giornali.
Anche per i giudici la partita si è conclusa con largo profitto: c’era davvero il rischio che, condannando
Tortora, si disgustasse l’opinione pubblica, tempestata dagli innocentisti socialisti, dai radicali, da
alcuni ascoltatissimi commentatori? Ma non facciamo ridere: la gente, davanti a quei dieci anni
inflitti all’amico del pappagallo, non ha pensato a un grave errore, ma che qualcosa ci doveva pur essere
sotto: non si manda in galera un uomo famoso se non si hanno delle certezze. Il cittadino ha sicuramente
più fiducia nelle toghe, alle quali riconosce una sacralità che le pone al di sopra di ogni sospetto, che non
in un presentatore presumibilmente vissuto nel mondo dello spettacolo.
Molti dicono che bisogna attendere la sentenza completa per criticare il tribunale. Ma che cosa può esserci
scritto nel verdetto più di quanto si è udito in aula? Semmai è da respingere una legge, e una prassi,
che legittima condanne senza prove; una legge che dà a un Panico o a un Melluso licenza di
scegliersi una vittima e di stritolarla, sostituendosi, non solo al giudice, ma addirittura al boia.
Ho visto giornalisti che si sbranavano e io mi sono trovato nell’arena. Ero arrivato a Napoli, diciamo
agnostico, e per la mia riluttanza a sposare la tesi colpevolista sono stato bollato innocentista, come fosse
un’infamia. E deriso. La corporazione voleva a larga maggioranza la condanna diTortora, neanche si
trattasse di una conquista per la categoria.
Ma perchè tanto accanimento? Ho avuto l’impressione di uno scoppio di irrazionalità, di una specie di tifo
cieco analogo a quello degli stadi, alimentato, per giunta, dall’antipatia dell’imputato e dal suo modo
ora goffo ora insolente, di difendersi. Un collega lo odiava perché con la Tv aveva strappato un
facile successo, e scordava che, se il successo fosse facile, l’avrebbe avuto anche lui. Ha inciso anche la
sua popolarità: troppa per essere perdonata da chi non ne ha affatto.
Ed ora che il presentatore era a terra, il piacere di sferrargli delle pedate era voluttuoso. Durante la
lettura della sentenza ho visto cose turpi. Il nome di Tortora tardava a essere pronunciato. Che fra i
colpevoli non ci sia? I giornalisti si interrogavano con lo sguardo, increduli, delusi, amareggiati.
Parecchi avevano scommesso sulla condanna, avevano investito articoli ed articoli e temevano di essere
sconfessati. Uno si volta e, allargando le braccia mi sussurra: vedrai che l’hanno assolto, mi toccherà
andare in giro coi baffi finti. Ma la sua disperazione, e non solo la sua, è durata poco: “Tortora
Enzo… dieci anni di reclusione e 50 milioni di multa” ha detto il presidente Sansone. Qualcuno ha stretto i
pugni dalla felicità, altri hanno sorriso, sia pure con moderazione, dato il momento. Era come se la loro
squadra avesse segnato in trasferta. E alla sera, ho saputo, hanno brindato: alla faccia di Tortora.

Fonte: pdf scaricato da Internet

Vittorio Feltri, si è dimesso dall’Ordine dei Giornalisti nel 2020.

Grandi Artisti nelle mostre di autunno 2017

Picasso

Date e Città   delle mostre autunnali d grandi artisti

A Roma dal 19 ottobre una mostra dedicata all’artista impressionista Monet con circa sessanta opere.  Castelfranco Veneto dedica una mostra ad uno dei suoi concittadini più illustri, Giorgione. Si ricorderà così  la vita di uno dei pittori più importanti della scuola veneta del Quattrocento.
I celeberrimi scatti in bianco e nero di Robert Doisneau, fotografo francese, invece, saranno esposti a Pavia, a Palazzo del Broletto, dal 14 ottobre 2017 alla fine di gennaio 2018. In occasione di Pistoia Capitale Italiana della Cultura, presso il Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi gestito da Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, dal 9 settembre 2017 al 6 gennaio 2018  è stata organizzata  la  mostra “GIOVANNI BOLDINI. La Stagione della Falconiera”.  Van Gogh a  Vicenza, dal 7 ottobre all’8 aprile 2018. Si tratta di una straordinaria mostra  presso   la Basilica Palladiana consistente in  circa 120 dipinti,  con l’aggiunta di disegni.  L’evento racconterà tramite le opere d’arte la vita artistica e le vicende personali dell’artista.  Milano torna a rendere omaggio fino al 28 gennaio al grande artista Caravaggio con la mostra “Dentro Caravaggio”, che presenta venti capolavori del Maestro.  Le tele di Caravaggio saranno affiancate dalle rispettive immagini radiografiche.   Dal 17 ottobre sempre a Milano una mostra  dedicata a Toulouse-Lautrec con 250 opere, tra dipinti, litografie e acqueforti. Picasso a Roma:   saranno le  Scuderie del Quirinale a ospitare  oltre cento opere provenienti dai musei più importanti del mondo; tra le opere anche l’imponente sipario Parade  realizzata nel 1917. Anche il Palazzo Ducale di Genova ospiterà una mostra dedicata a Picasso.

I Dinosauri a Milano

A Milano  nel periodo primavera-estate si determina una vasta concentrazione di mostre. Una è particolarmente singolare e culturalmente interessante: “Dinosauri. Giganti dall’Argentina”; la mostra è stata organizzata al Mudec fino al 9 luglio 2017. 
Si tratta di una straordinaria panoramica della storia dei dinosauri, dalle loro origini fino alla loro scomparsa. La mostra nasce a seguito di alcune importanti nuove scoperte paleontologiche argentine;  al grande pubblico viene presentata l’affascinante storia dei Dinosauri con la  straordinaria selezione di reperti provenienti dai più importanti musei scientifici al mondo

fonte e Immagine sito Mudec www.mudec.it

Comune di Milano-Expo 2015: sabato 17 ottobre un grande pranzo gratuito per 5 mila persone in piazza Castello-Invito ai Cittadini

  15 ottobre 2015 Share

Gentile cittadina, gentile cittadino
ti invitiamo a partecipare sabato prossimo, 17 ottobre, ad un evento speciale contro lo spreco del cibo: in piazza Castello, tra le isole di Nevicata14, dalle 12 alle 16, si svolgerà Feeding the 5000 Milano, un grande pranzo gratuito per 5 mila persone preparato con prodotti freschi e di qualità, che sarebbero altrimenti destinati ad essere buttati in pattumiera.

L’iniziativa è organizzata in occasione di Expo Milano 2015 e della firma del Milan Urban Food Policy Pact, il primo Patto sulle politiche alimentari urbane, che viene siglato oggi a Palazzo Reale da 100 città del mondo.

Il pranzo sarà preparato dallo chef Marco Sacco, con il supporto di molti cuochi e da più di 100 volontari. Durante la giornata si svolgeranno diverse altre attività, tra cui la conferenza – spettacolo C’era una volta il ueist (Food), curata dai ricercatori dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, gli show cooking di grandi chef e saranno presenti molte personalità, tra cui Lisa Casali, scienziata ambientale ed esperta di cucina eco-sostenibile.

Per maggiori informazioni visita la pagina web dell’evento, la pagina Facebook oppure segui @feedbackglobal su Twitter, hashtag #F5KMilano.

Grazie dell’attenzione e cordiali saluti.
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Festa della Musica a Milano, il comunicato del Comune

 

  16 giugno 2015 Share

Gentile cittadina, gentile cittadino,
la musica è protagonista dell’estate a Milano. Da giovedì 18 fino a domenica 21 giugno arriva la Festa della Musica, l’appuntamento che si svolge in 450 città nel mondo. Quattro giorni straordinari nella nostra città con tantissime performance di musica classica, contemporanea e world music, dal centro alla periferia, tutte a ingresso libero. Tra queste, ad esempio, la rassegna di musica elettronica al Parco Forlanini, i laboratori di liuteria e le esibizioni musicali al Castello Sforzesco nella Sala delle Merlate, i concerti di musica classica dell’Orchestra Carisch e i 160 musicisti che si sono prenotati domenica 21 giugno per suonare nelle 90 postazioni della rete degli artisti di strada del Comune di Milano. Per consultare il calendario completo e la mappa degli appuntamenti della “Festa della Musica” clicca qui.Fino alla fine di agosto l’affascinante Cortile delle Armi del Castello ospiterà l’Estate Sforzesca, un altro degli appuntamenti di punta di ExpoinCittà con concerti di musica classica, jazz e contemporanea, orchestre, gruppi vocali e cantautori. Molto atteso l’Ethno Festival 2015 (dal 30 giugno al 2 luglio) dedicato alla musica etnica, folk, jazz & blues. Dal 16 luglio all’8 agosto, i 15 concerti del festival “Notturni Italiani”, la rassegna che spazia dalla lirica, con le arie più famose della tradizione operistica, all’omaggio a Ennio Morricone. Il 21 luglio, “Tutta colpa del Rock’n’Roll”, il nuovo spettacolo di Ricky Gianco. Per informazioni su programma e biglietti clicca qui.

Grazie dell’attenzione e cordiali saluti. Per far conoscere ai tuoi amici questa newsletter, clicca qui.

Genitori e Insegnanti: ecco un libro con 50 giochi per lo sviluppo delle attività cognitive dei bambini (0 – 6 anni)

bambiniUn  argomento di rilevante interesse  è l’educazione dei bambini tramite la proposizione guidata di giochi.   E’ quanto viene evidenziato nel volune  50 Giochi cognitivi per bambini.: estratto dalla collana “Il libro dei giochi psicologici” per i bambini da 0-6 anni. (Collana Assessment E-Book Vol. 9). Genitori, insegnanti, educatori  interagendo con i bambini sono chiamati ad avere creatività e strumenti sempre nuovi per incuriosirli e per supportarli nel costante sviluppo delle abilità complesse.
La cognizione comprende molte dimensioni che in varie fasi della vita rappresentano vere e proprie sfide cui i bambini devono far fronte. L’importanza di educarli attraverso la proposizione guidata di giochi che mettano in campo queste competenza rappresenta una risorsa importante sia per il piccolo che per l’adulto, che insieme avranno la possibilità di apprendere in un contesto sicuro, protetto e in cui l’errore viene contemplato come parte della crescita e dello sviluppo e non come un fallimento. Nei giochi proposti in questo volume non ci sono né vincitori né vinti ma solo bambini che stanno apprendendo in un contesto privo di competizione o in cui, laddove ci dovesse essere agonismo, questo può essere contenuto e, anzi, utilizzato come risorsa per riconoscere l’alterità e il rispetto reciproco. Le schede dei giochi sono corredate con indicazioni di utilizzo, obiettivi e fasce di età.

IL TESTO DI PRESENTAZIONE CORRISPONDE ALLE INDICAZIONI DEL CATALOGO (COSTO VOLUME MOLTO CONVENIENTE)